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Nel nostro paese continua a crescere il numero dei legali
Dal mattino alla sera concludiamo contratti ed assumiamo obbligazioni
Gli avvocati in Italia vi sembrano troppi ?
Prima di rispondere, considerate quanto segue.
La signora Cesira di Rimini si sveglia presto al mattino, verso le sei. Ha molte responsabilità sulle spalle, a cominciare dalla cura dei piccoli figli, che amorevolmente desta dal sonno. Per condurli verso la tavola, ove li attende la colazione, compie un gesto istintivo, accende la luce. In quel momento si attiva il contatore che sancisce un consumo di elettricità, che le sarà addebitato puntualmente nella prossima bolletta, in adempimento di un contratto di somministrazione di energia, così come per il gas con il quale riscalda l’acqua per la doccia. Uscita dalla propria abitazione, accompagna i figli alla fermata dell’autobus e si assicura che salgano sul pubblico mezzo per recarsi a scuola, così ricevendo la controprestazione del pagamento dell’abbonamento mensile alla TRAM (contratto di trasporto), quindi, prima di recarsi al lavoro, sosta in edicola per acquistare il quotidiano “La Voce” (compravendita) dal giornalaio di fiducia. Vi siete mai chiesti il destino dei quotidiani invenduti? In realtà essi non diventano di proprietà dell’edicolante nel momento in cui – all’alba – questi se ne impossessa; piuttosto, egli stipula un contratto estimatorio, mediante il quale avrà diritto di venderne quanti più possibile e di rendere al mittente l’invenduto, senza subire perdite.
Comincia, poi, una giornata in ufficio (contratto di lavoro subordinato), che non inizia nel modo migliore: il capo, si ignora se per la malripagata fede interista o per lo scarso rendimento dell’azienda, si abbandona ad un accesso d’ira con la povera Cesira che – amareggiata – medita le dimissioni, condite da una vertenza sindacale (le hanno parlato di un tentativo obbligatorio di conciliazione…).
Per riprendere morale si concede un coffee break davanti alla macchinetta, appena impiantata grazie ad un contratto di comodato. Nel tornare a casa paga le rate del leasing (contratto parzialmente atipico) dell’auto, compravende (artt. 1470 e segg. Codice Civile) la spesa al supermercato, il tutto mediante il ricorso ad una carta di credito e un assegno, strumenti espressione di particolari contratti stipulati con la propria banca e che accedono ad un contratto di finanziamento operato a beneficio del proprio conto corrente (tre contratti in una volta sola con rilascio a terzi di un titolo di credito); mentre sigla la cedolina per la carta di credito pensa a cosa mai saranno servite le circa 23 firme fattele apporre in banca per realizzare operazioni così semplici. L’ingenua ignora di aver sottoscritto infinite clausole vessatorie, di aver concesso in buona sostanza libero arbitrio al proprio istituto di credito nella gestione dei reciproci rapporti debito – credito e di aver autorizzato il trattamento dei propri dati personali presso un numero indeterminato di centrali rischi finanziari, sicché al primo sgarro, o presunto tale, fosse anche per errore, sarà segnalata su un circuito informatico che le impedirà di fatto di accedere al credito (per fortuna il Garante per la privacy ha decretato che una simile autorizzazione indeterminata è inefficace: c’è materia per una causa…).
Alla sera partita al circolo della dame del bridge: in palio pochi spiccioli di euro, ma chi perde è tenuto a pagare? Trattasi di una curiosa obbligazione, cosiddetta “naturale”, sicché la pretesa del creditore non potrà essere azionata giuridicamente (la lupara, pur efficacissima, non è prevista dal codice di rito), mentre, una volta pagato quanto dovuto per gioco, non sarà possibile rivendicarne la restituzione.
È sera inoltrata e Cesira si appropinqua alla dimora coniugale, quando - giornata nefasta – inciampa in una buca sul selciato: una distorsione che le costerà alcuni giorni di inabilità e un po’ di spese dal fisioterapista. Ma, un momento! La buca non era segnalata, né illuminata a dovere e collocata quale insidia sul marciapiede comunale. Non è escluso che possa pretendere un congruo risarcimento dall’Amministrazione locale, atteso l’illecito c.d. “aquiliano” che si potrà contestare a quest’ultima, risarcimento materialmente erogato dalla Compagnia Assicuratrice convenzionata, mediante – neanche a dirlo – contratto.
Giunta esausta a casa, al momento di distendersi sul vecchio e malandato materasso, pensa se quello nuovo, appena ordinato ad una televendita, sarà di tanto migliore o se dovrà esercitare il diritto di recesso negli otto giorni dalla consegna, diritto previsto per legge per gli acquisti di beni fuori dai locali commerciali…
Quella appena conclusa non è - soltanto - la descrizione delirante di una possibile giornata tipo vista da un avvocato, ma la prova della penetrazione delle categorie giuridiche nel vivere quotidiano; nelle poche righe che precedono ci siamo imbattuti in quattordici contratti, un fatto illecito, una obbligazione naturale e due possibili controversie regolate da riti diversi…
Gli avvocati vi sembrano ancora troppi ?
2003-10-10 |
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