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Provvedere per tempo: il testamento
 
 
Come garantire la sicurezza economica dei propri congiunti ed evitare litigi tra gli eredi Provvedere per tempo: il testamento Avete già pensato a che cosa ne sarà dei vostri averi dopo la morte? Fare testamento non rientra nella nostra cultura. Esso è strettamente associato con l'idea della morte, perciò molti pensano che vada fatto solo immediatamente prima di morire, mentre altri temono che, fatto testamento, si debba morire da un giorno all’altro (come se portasse sfortuna). Invece un testamento può risolvere parecchi problemi. Ma andiamo con ordine e partiamo con una definizione da manuale del diritto: il testamento è l’atto con il quale una persona (in carne ed ossa, non un ente!) dispone di tutte le proprie sostanze, o di una parte di esse, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, designando coloro che saranno chiamati a subentrare nella titolarità dei suoi beni (e, a volte, anche nei suoi debiti). In assenza di testamento, o se il testatore ha disposto solo parzialmente dei propri averi, provvede la legge, attribuendo i beni ereditari ai prossimi congiunti del defunto o, in mancanza, allo Stato. Peraltro, occorre tener presente che il nostro ordinamento non dà l'assoluta libertà sulla destinazione del proprio patrimonio dopo la morte: la legge, infatti, riserva ai parenti più stretti del defunto (coniuge, discendenti, ascendenti) una rilevante e ben determinata quota dell’eredità, dando la facoltà di ottenere la restituzione dei beni che il testatore abbia, a loro scapito, destinato ad altri. Ciò non toglie che la volontà espressa dal proprio caro possa essere ugualmente rispettata ed eseguita, in modo spontaneo e consapevole, dai soggetti cosiddetti “lesi nella legittima”. Il testamento può anche non contenere esclusivamente disposizioni di carattere patrimoniale: chi lo redige può includervi, difatti, tutte le sue volontà, compresi il riconoscimento di un figlio naturale, la nomina di un tutore per minorenni o interdetti, la designazione di una persona che si occupi di eseguire ciò che il testatore ha disposto. È altresì frequente l’inserimento di clausole relative a esequie, messe, e quant’altro attiene alla “cura dell’anima”, in vista di quando si passerà a miglior vita. Il testamento può essere redatto da chiunque, ad eccezione di minorenni, interdetti o di soggetti anche temporaneamente incapaci di intendere e di volere. Quanto alla forma di redazione, sempre necessariamente scritta, si distingue tra testamento olografo, pubblico o segreto. Il testamento olografo è quello più semplice e più impiegato e ha l’indiscusso vantaggio di non costare assolutamente nulla. Occorre, però, prestare attenzione al rispetto di tre regolette fondamentali: l'atto deve essere autografo, datato (giorno, mese, anno, va bene dire anche “Natale 2003”) e firmato dall'interessato, a pena di invalidità. Per “autografia” si intende la scrittura abitualmente usata dal testatore, in modo che possa essere a lui attribuita. Quindi, niente macchina da scrivere, computer, moduli prestampati: dall'inizio alla fine, va tutto redatto personalmente a mano. È importante inoltre evitare che altri scrivano sullo stesso foglio, perché un testamento può contenere le volontà di una sola persona; quando il testatore sarà deceduto, colui che conserva il testamento olografo o lo rinviene, dovrà recarsi da un notaio per effettuare la pubblicazione. Giova peraltro sottolineare che, per evitare errori che potrebbero rendere inefficace il testamento, sarebbe comunque opportuno farsi assistere da un avvocato, per garantire chiarezza, correttezza e validità delle disposizioni testamentarie. Il testamento pubblico, invece, è direttamente ricevuto e conservato dal notaio. L'interessato, in presenza di due testimoni, dichiara la propria volontà al professionista e questi provvede a metterla per iscritto; anche in questo caso, l’intervento del notaio garantisce la validità delle disposizioni testamentarie. Terzo tipo di testamento è quello cosiddetto segreto. Esso cumula i vantaggi del testamento olografo (il contenuto è conosciuto solo all'interessato) e del testamento pubblico (è depositato e custodito presso un notaio). Può essere stilato dal testatore stesso o anche da un'altra persona e deve portare comunque la firma del testatore. La scheda testamentaria va quindi sigillata in una busta e consegnata al notaio in presenza di due testimoni. Il testamento, qualsiasi forma si scelga, è sempre revocabile, proprio perché è destinato a contenere le “ultime volontà” del soggetto. Può essere revocato espressamente, in un atto notarile o in un successivo testamento, oppure anche redigendone uno che modifichi (in tutto o in parte) quello precedente. Ma perché conviene fare testamento? Ecco un esempio pratico: pochi sanno che, se non si hanno figli, in caso di morte di uno dei coniugi, eredi sono l'altro consorte e i familiari dell’estinto (fratelli e sorelle nonché, se viventi, i genitori). Capita sovente, che, dopo una vita di sacrifici fatti da marito e moglie per comprare casa, muoia uno dei due senza lasciare testamento. In questa ipotesi, metà casa del defunto spetta per 2/3 al coniuge superstite e per 1/3 ai fratelli del de cuius; se questi avesse fatto testamento, avrebbe potuto attribuire tutto al coniuge, senza che i fratelli avessero potuto accampare pretese. Ma c’è di più. Il testamento costituisce anche un modo per prevenire litigi tra gli eredi. Supponiamo che il padre muoia lasciando tre figli e che il suo patrimonio sia costituito da tre appartamenti. Se non lascia testamento, ciascun immobile diventa di proprietà di ciascun figlio per una quota di 1/3. I tre eredi, d'accordo, potranno vendere gli immobili e ripartirsi il denaro o potranno procedere alla divisione e assegnarsi un immobile ciascuno; e se non raggiungono un accordo? Se un figlio sostiene che un appartamento valga più degli altri? Sorgeranno inevitabili litigi e saranno costretti a ricorrere al giudice; quanti anni poi passeranno e quali spese dovranno affrontare? Se il padre avesse provveduto alla divisione mediante testamento, tutti questi problemi sarebbero stati evitati ab origine e gli eredi avrebbero goduto di un risparmio economico, oltre che di bile. Insomma, superstizione permettendo, è sempre meglio provvedere per tempo…

2003-12-19
 
 

 
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